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Posts published in “Kempon Hokke”

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La parabola delle erbe medicinali

«Il Tathagata conosce il fine cui tendono tutte le dottrine. Comprende il funzionamento recondito della mente degli esseri viventi e ne penetra i segreti fino in fondo e senza difficoltà. Riguardo alle dottrine, egli è pienamente illuminato e manifesta agli esseri viventi la totalità della sua saggezza. Kashyapa, è come nel caso delle piante e degli alberi, della boscaglia e dei cespugli, delle erbe medicinali, che si sviluppano in grande varietà, ciascuna con un nome e caratteristiche proprie, crescendo sulle colline e lungo i fiumi nelle valli, nei diversi terreni di migliaia di milioni di mondi. Fitte nubi vi si addensano sopra, coprendo completamente le migliaia di milioni di mondi e in un solo istante li avvolgono. L’umidità penetra in tutte le piante, negli alberi, nella boscaglia e nei cespugli, così come nelle erbe medicinali, nelle radici, nei fusti, negli steli e nelle foglie di piccola dimensione, nelle radici, nei fusti, negli steli e nelle foglie di media dimensione, nelle radici, nei fusti, negli steli e nelle foglie di grande dimensione. Ciascuna pianta, grande o piccola, riceve la sua parte secondo le sue dimensioni grandi, medie o piccole che siano. La pioggia, cadendo da una coltre di nubi, si adatta a ciascuna specie e le consente di germogliare e maturare, di fiorire e fruttificare. Sebbene tutte queste piante e questi alberi crescano sullo stesso terreno e siano bagnate dalla stessa pioggia, ognuna è differente dalle altre».
Da “Il Sutra del Loto” (cap. V. La parabola delle erbe medicinali)

Legge del bodhisattva

«È trascorso molto tempo da quando l’Onorato dal Mondo ha cominciato a predicare la Legge. Per tutto quel tempo siamo rimasti seduti sui nostri scanni, col corpo affaticato e inerte, meditando unicamente sui concetti di vuoto e di assenza di forma e di azione. Ma la nostra mente non ha mai provato gioia per i piaceri trascendentali della Legge del bodhisattva o per la purificazione delle terre del Budda e la salvezza di tutti gli esseri viventi. Per quale ragione? Perché l’Onorato dal Mondo ci aveva offerto la possibilità di trascendere il triplice mondo e di ottenere l’illuminazione del nirvana. Noi siamo ormai in età avanzata e, sentendo parlare di questa anuttara-samyak-sambodhi con la quale il Budda istruisce e converte i bodhisattva, le nostre menti non hanno provato alcuna sensazione di gioia o di entusiasmo. Ora, tuttavia, al cospetto del Budda abbiamo sentito che questo ascoltatore della voce ha ricevuto la predizione che in futuro otterrà l’anuttara-samyak-sambodhi e il nostro cuore ne è estremamente felice. Abbiamo ottenuto una cosa senza precedenti. D’improvviso abbiamo potuto ascoltare una Legge che è molto raro incontrare, una cosa assolutamente inattesa, e ci consideriamo veramente fortunati. Abbiamo ricevuto un grandissimo beneficio, abbiamo ottenuto un gioiello inestimabile senza cercarlo».
Da “Il Sutra del Loto” (cap. IV. Fede e comprensione)

Shariputra

«A quel tempo la mente di Shariputra danzò di gioia. Egli si alzò immediatamente, giunse le mani, guardò con reverenza il viso dell’Onorato dal Mondo e disse al Budda: «Ora, udendo dall’Onorato dal Mondo questa voce della Legge, il mio cuore ha esultato di gioia. Sento di aver ottenuto qualcosa che mai in precedenza avevo pensato di poter ottenere. Perché dico questo? Perché in passato, allorché udivo una Legge come questa insegnata dal Budda e vedevo come ai bodhisattva venisse predetto l’ottenimento della Buddità, io e gli altri ci sentivamo sempre esclusi. Eravamo tutti profondamente rattristati al pensiero che mai avremmo raggiunto l’incommensurabile intuito del Tathagata. Onorato dal Mondo, sono vissuto a lungo nelle foreste montane o in solitudine tra i boschi; a volte sedendo, altre volte vagando qua e là, mi sono sempre chiesto: «Dato che io e tutti gli altri siamo entrati nella natura della Legge, perché il Tathagata si serve della Legge del Piccolo Veicolo per condurci alla salvezza?». Ma è colpa nostra, non dell’Onorato dal Mondo. Perché dico ciò? Se noi avessimo atteso il momento in cui il vero mezzo per il raggiungimento dell’anuttara-samyak-sambodhi fosse stato predicato, avremmo sicuramente ottenuto la liberazione per mezzo del Grande Veicolo. Ma noi non siamo stati capaci di comprendere che il Budda stava utilizzando un espediente e stava predicando in accordo con le circostanze».
Da “Il Sutra del Loto” (cap. III. Parabola e similitudine)