Renzo Samaritani: perché non faccio scioperi e non partecipo alle manifestazioni

La piazza (anche la piazza virtuale, perché si può scioperare ed essere attivisti sulle piazze virtuali da casa, attraverso il computer) stimola scambi corali, spesso gioiosi, un po’ chiassosi e talvolta umorali, con spinte istintuali arcaiche inconsce collettive.
Partecipare ad una manifestazione di piazza può servire, seppure un pò frettolosamente e superficialmente, a farsi conoscere, a conoscersi, contarsi, misurarsi con gli altri e a sapere cosa la gente pensa, senza dipendere esclusivamente dalla informazione mainstream.
Le manifestazioni di piazza generano un particolare tipo di psichismo, non tanto quale risultato della somma delle menti individuali, quanto del ben noto effetto regressivo collettivo conosciuto come psichismo di massa. Tanto nel bene quanto nel male, l’individuo si trova dunque a dipendere dalla qualità di pensiero delle persone che formano quella particolare folla.
Sapere con chi si va in piazza è dunque un dato molto rilevante.
Un adagio popolare, recita così: dimmi con chi vai e ti dirò chi sei. Oppure, dimmi con chi vai e ti dirò chi diventi.
Le persone, cariche di pregiudizi come sono, etichettano subito chicchessia in base alla compagnia in cui si trova. Chi tra voi lettori, suo malgrado, non ne ha fatta esperienza?
Forse merita ricordare che partecipare alle manifestazioni di piazza non favorisce la formazione personale, semmai occasioni per esprimere consensi o dissensi collettivi.
Infatti, la piazza predilige sfoghi e slogan piuttosto che riflessioni approfondite su temi complessi.
I protagonisti delle manifestazioni di piazza tendono alla spettacolarizzazione del messaggio. Avvalendosi delle tecniche della comunicazione di massa, riducono a poco o nulla il dialogo tra chi parla e chi ascolta; dialogo che è invece alla base della effettiva formazione personale. Infatti, la piazza si presta molto più alla propaganda, suggestiva e indottrinante, che alla dialettica profonda e pacata, che favorisce la crescita personale.
Per me, il luogo di formazione personale più efficace e che si mantiene nel tempo, è la scuola, intesa nel senso più alto e autentico, ove persone accomunate dal desiderio di apprendere l’arte del vivere evolutivo si riuniscono attorno a maestri riconosciuti per porre domande, accogliere insegnamenti, riflettere, avere dialoghi approfonditi, funzionali non solo ad acquisire conoscenze teoriche ma anche ad assimilare coerenti modelli etico-comportamentali.
Poiché i due luoghi d’incontro, la piazza e la scuola, sono ambiti diversi dell’esperienza, dobbiamo mettere attenzione a non confonderli perché ne scaturirebbero effetti indesiderabili.
Se invece sappiamo mantenere il giusto discernimento, da cui scaturisce l’equilibrio personale e collettivo, anche la piazza e la scuola, se organizzate in modo adeguato, diventano due luoghi complementari per realizzare con successo le capacità dialettiche e lo sviluppo armonico della personalità di tutti i partecipanti.

Renzo Samaritani: da oggi sono discepolo di Srila Bhakti Aloka Paramadvaiti Swami

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